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La cultura salverà il mondo

L'EDITORIALE

Maria Vittoria Mangiarotti, Direttore Creativo Davines, condivide con noi alcuni riflessioni sulla bellezza, l'inclusione e il tempo.

Credo profondamente che sia la Cultura a dover salvare il mondo, molto prima della Bellezza. 

La Bellezza infatti non ha scopi: vive per sé stessa, non ha di per sé finalità comunicative, è assoluta ispirazione, per chi la sa cogliere.

La Cultura invece - intesa come tradizioni, arte, musica, racconti, cinema, storie - costituisce l'unico modo che l'uomo ha a disposizione per connettersi intellettualmente ai suoi simili e comunicare sé stesso e il mondo.   

Più domande, meno like

Si riflette spesso su ciò che si possa fare per il futuro dei giovani, o genericamente su ciò che sia giusto per la società. 

Credo che la risposta sia nell’offrire e diffondere cultura che non sia immediata ed evanescente, ma che abbia un tempo ed uno spazio dove collocarsi, che pretenda domande, opinioni avverse, dialoghi e non dei semplici e immediati ‘like’, o delle annoiate astensioni.

Connessione a discapito della conoscenza
In questo tempo soppresso e in questo spazio rimosso dall’immediatezza, non è possibile riflettere, approfondire e dissentire.Facilmente l’informazione e la conoscenza diventano sinonimi. Ma l’informazione è atemporale, mentre il sapere matura nel tempo. 
Ecco allora che ci si connette per non perderci neanche un pezzetto di mondo, al quale non si partecipa, invece che uscire e aderire ad esso. Quando ci si muove al di fuori di noi, lo si fa per affinità, per uguaglianza. 
Si va dovunque senza fare esperienza. Si prende atto di tutto, senza fare conoscenza. Si ammassano informazioni e dati senza scopo. Si bramano esperienze vissute ed emozioni esaltanti in cui si resta sempre uguali. 

 

Persino l'inclusione - che è un valore fondamentale per la società occidentale - è spesso diventato un mezzo per uccidere pacificamente l’Altro.  
Si include se si dialoga, se si attua uno scambio di differenze, se in qualche modo l’altro non ci è più estraneo.  Ma se si rinuncia alla propria diversità, il rischio è una community in cui la controparte dialettica viene meno e le informazioni diventano comunicazione cumulativa e non più di relazione. 
La cultura necessita di riflessione, distacco, solennità, ascolto. Oggi però il modello di semplificazione e immediatezza in tutti i contesti è il più applicato, ed è quello del successo. Si guadagna tempo, si risparmiano risorse, si riduce l'impegno ad istanti di concentrazione, così come è il tempo che siamo soliti destinare ad uno stimolo esterno, quando facciamo altro.